La figura del medico competente: ruolo e casi di obbligatorietà
11 Gen 2024Il Medico Competente: obblighi, mansioni e competenze
La salute e il benessere dei lavoratori rappresentano una priorità in qualsiasi sistema produttivo avanzato. Prima di addentrarci nella specifica figura del Medico Competente, è essenziale riconoscere l’importanza del medico di base. Questo professionista rappresenta il primo punto di riferimento per qualsiasi individuo in relazione alla propria salute. È colui che interviene in caso di malattie comuni, offre consigli preventivi, indirizza verso specialisti quando necessario e mantiene un quadro generale dello stato di salute dei suoi pazienti. In un certo senso, il medico di base getta le fondamenta per una sanità proattiva, consentendo una diagnosi precoce e un intervento tempestivo in caso di problemi di salute. Ma mentre il medico di base si focalizza sul benessere individuale al di fuori del contesto lavorativo, il Medico del Lavoro riveste un ruolo parallelo e altrettanto fondamentale all’interno del mondo del lavoro. In Italia, l’importanza di proteggere il benessere fisico e mentale dei lavoratori si manifesta attraverso l’opera di questo professionista specializzato. Ma cosa caratterizza esattamente questo ruolo? Quali sono le competenze necessarie e come viene scelto questo medico?
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1. Cosa si intende per Medico Competente?
Nel vasto panorama della medicina, il termine “Medico Competente” non si riferisce a un medico qualunque. Definito dall’articolo 2, comma 1, lettera H del Decreto legislativo n. 81 del 9 aprile 2008, questo professionista ha il mandato di lavorare a stretto contatto con il datore di lavoro e il servizio di prevenzione e protezione aziendale.
Qual è la funzione del medico competente? In primo luogo, è quella di collaborare con il datore di lavoro, al fine di:
- valutare rischi occupazionali;
- suggerire le migliori strategie preventive;
- garantire che ogni lavoratore operi in un ambiente sicuro e salubre;
- è responsabile dell’attuazione di programmi di sorveglianza sanitaria;
- garantire che le pratiche in azienda rispettino le norme di sicurezza e salute;
- favorire programmi di promozione della salute in ambito lavorativo, contribuendo a sensibilizzare i lavoratori sulle tematiche legate alla prevenzione e all’adozione di stili di vita salutari.
2. Chi è il Medico Competente, e chi lo nomina?
Il Medico Competente è nominato direttamente dal datore di lavoro. Ovviamente, questo avviene solamente quando il datore di lavoro è tenuto a nominare il Medico Competente, ossia in tutti i casi specifici sanciti dalla legge. Il decreto legislativo 81/2008 è chiaro al riguardo: la nomina di una figura di supervisione sanitaria è obbligatoria in presenza di determinati fattori e rischi lavorativi. La nomina diventa imprescindibile laddove esistono rischi e pericoli per la salute dei lavoratori, come ad esempio
- esposizione ad agenti chimici nocivi
- rumori prolungati o esposizione a radiazioni
- spostamento di oggetti pesanti
- mantenimento di posture statiche per lunghi periodi di tempo.
Questo garantisce che i lavoratori ricevano il monitoraggio e le cure necessarie per evitare danni alla salute a causa delle loro mansioni lavorative.
3. Che tipo di medico deve essere il Medico Competente?
Una domanda legittima che si potrebbe sorgere è: “Tutti i medici possono diventare medici competenti?”. La risposta è no. La laurea in Medicina è solamente il primo passo prima di poter iniziare il proprio percorso per diventare Medico del Lavoro. Per raggiungere il proprio traguardo, infatti, la legge prevede che si debba possedere una formazione specializzata. La specializzazione in Medicina del Lavoro è la principale delle qualifiche riconosciute, seguita poi da altre formazioni come la psicotecnica, la tossicologia industriale, l’igiene industriale, e altri campi correlati. Questa preparazione avanzata assicura che il Medico Competente abbia non solo la capacità di riconoscere i rischi associati a specifici ambienti di lavoro, ma anche la competenza per offrire soluzioni efficaci per mitigarli.
Conclusione
Mentre molte figure professionali contribuiscono al benessere dell’ambiente di lavoro, poche sono così centrali come il Medico Competente. La sua presenza assicura un livello di professionalità e attenzione che beneficia l’intero ecosistema lavorativo. La nomina di un Medico Competente non dovrebbe quindi essere vista come un mero obbligo burocratico, ma piuttosto come un investimento nella salute e nel benessere dei lavoratori, che a sua volta si riflette in un’azienda più produttiva e armoniosa. In un mondo in cui le sfide lavorative sono in continua evoluzione, la presenza di un esperto Medico Competente rimane una costante vitale.
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Piano formativo aziendale: l’importanza della programmazione
08 Gen 2024Piano formativo aziendale: a cosa serve e perché è fondamentale
Uno degli aspetti fondamentali per la crescita e lo sviluppo di un’azienda è la formazione.
È importante che i lavoratori sappiano su cosa è meglio concentrarsi e per quale motivo, che possano comprendere appieno il fine della formazione; ed è quindi altrettanto importante che i vertici dell’azienda abbiano le idee chiare su quella che può e deve essere la propria offerta interna.
La soluzione che permette ad ambo le parti di trovare un’interazione, passa per il piano formativo aziendale.
Lo scopo principale delle imprese, qualunque ne siano le dimensioni, è quello di creare profitto attraverso attività specifiche che rappresentano l’obiettivo aziendale e il rispetto di valori organizzativi condivisi. Il motore che permette di perseguire queste finalità è costituito da conoscenze e abilità dei dipendenti, dal funzionamento della loro azienda e dalle reali capacità individuali e di gruppo.
Anche l’interscambio di esperienze tra operatori che operano nello stesso ambito territoriale può avere risvolti positivi, per esempio con la partecipazione a corsi in modalità interaziendale.
Considerare le modalità di formazione per una programmazione più attrattiva
“Fino ad oggi, la maggior parte dei corsi di formazione in materia sicurezza sul lavoro sono stati erogati in modalità “scolastica” e cioè in modalità “passiva” dove c’è il docente che spiega e trasmette dei contenuti e dall’altra ci sono gli alunni che devono imparare e devono, poi, dimostrarlo rispondendo ad un questionario di apprendimento. L’impostazione scolastica, invece, non può essere usata per la formazione sicurezza sul lavoro, dove i partecipanti sono adulti e dove ognuno di loro ha un proprio modo di vedere le cose e ciò è frutto delle conoscenze esperienziali maturate e sedimentatesi nel tempo.Un adulto è molto più incline ad apprendere nuove conoscenze ed assumere atteggiamenti aperti se i temi sono presentati e applicati ad un contesto lavorativo reale dove trova un palese riscontro a ciò che fa ogni giorno sul posto di lavoro. Questo è un punto fondamentale nella progettazione dell’intervento formativo, negli obiettivi stabiliti, nei contenuti scelti e nelle modalità di esposizione del formatore che non si deve presentare come depositario di conoscenze assolute ma come facilitatore di riflessioni e analisi dei partecipanti, come colui che aiuta la valorizzazione delle competenze dei singoli.Ad oggi, questo approccio, non appare ancora all’orizzonte.” “La formazione sulla sicurezza non deve essere solamente fine a sé stessa (per conoscere o capire meglio qualcosa), ma deve passare innanzitutto attraverso quei canali capaci di influire sulle azioni e sui comportamenti.Una formazione sulla sicurezza davvero efficace è quindi quella che sa costruire, con il contributo di tutti i partecipanti, dei percorsi di condivisione, approfondimento e rilettura degli avvenimenti significativi di ognuno e, con il supporto attento e disponibile del formatore, creare le condizioni per una maggiore consapevolezza situazionale.”
Come implementare un piano efficace di formazione per la sicurezza sul lavoro
Per redigere correttamente un piano formativo aziendale, occorre prima di tutto effettuare un’attenta analisi della formazione pregressa, degli obblighi e vincoli normativi, degli obiettivi e dei ruoli aziendali. Sarà così possibile determinare i fabbisogni formativi specifici.
Per ogni percorso formativo, Armonia elabora un report che raccoglie i dati dell’analisi dei fabbisogni specifici e procede con la progettazione e l’erogazione della formazione, che consiste nella realizzazione dei singoli interventi formativi, secondo quanto previsto dal piano formativo. In base a quanto previsto dalla programmazione, le risorse coinvolte potranno svolgere l’esperienza di apprendimento in una delle modalità a disposizione: aula, videoconferenza, e-learning o modalità mista.
Inoltre è molto utile considerare e mettere a punto un sistema di verifica e di raccolta dei feedback, per capire come migliorare contenuti, struttura ed esperienza.
Come facilitare la frequenza dei lavoratori ai corsi sicurezza
Gli obblighi e le necessità formative (imposte da normativa o da esigenze aziendali) portano sempre più spesso i lavoratori in aula a seguire corsi di varia natura. Armonia si propone da tempo, come obiettivo, di rendere più accattivante la formazione in materia di sicurezza sul lavoro, rendendola leggera ma non superficiale.
Concretamente ci prendiamo cura delle nostre proposte, e delle persone che aderiranno ai percorsi. La condivisione di informazioni tra i vari reparti organizzativi porta al poter proporre un calendario predisposto per l’intero anno, in modo che l’azienda possa organizzare a lungo termine la partecipazione alla formazione. L’altro vantaggio di poter avere uno strumento già pronto all’uso è di poterlo utilizzare nei casi di emergenza: ci sarà sempre una soluzione, già pronta, da cogliere.
Tieni a portata di mano tutte le date di formazione dei corsi calendarizzati nel 2024. Programma i tuoi aggiornamenti e usa il nostro calendario in caso di “urgenze” formative. Contattaci per informazioni e per pianificare la formazione nella tua azienda, anche finanziata! Clicca qui per il download del calendario.
Se in azienda non è già presente un percorso parallelo finalizzato all’aumento della performance aziendale, allora non bisogna perdere questa occasione per proporlo e attivarlo. Qui di seguito un approfondimento sul Change Lab: lo strumento che utilizziamo per definire obiettivi, migliorare la comunicazione tra reparti, allineare i propositi di ogni lavoratore a quelli aziendali.
Cosa tener conto per la determinazione dei fabbisogni formativi e della successiva pianificazione
L’analisi dei fabbisogni è sicuramente la fase principale. La nostra proposta è il risultato e la conseguenza di una serie di considerazioni e di esperienze pregresse, che ci ha permesso in breve tempo di valutare insieme al cliente, per ogni corso:
- Presenza di nuove assunzioni o cambio/integrazione mansioni
- Mansione del lavoratore, attività specifiche svolte e loro caratteristiche
- Attrezzature e sostanze utilizzate
- Scadenze e aggiornamenti di ogni figura
- Elaborazione o studio dell’organigramma aziendale (della sicurezza)
- Soddisfacimento dei vincoli minimi di legge
- Obiettivi e soft-skill da integrare in base al ruolo
- Ruolo e caratteristiche delle persone coinvolte
- Interazione tra “tempo della formazione” e “tempo di produzione”
- Metodologie migliori in funzione dei contenuti o della fase del percorso formativo
- Analisi degli obiettivi, ovvero i risultati attesi dall’azienda e risorse e strumenti da poter utilizzare per il loro raggiungimento
Dopo la prima fase che Armonia predispone con la dirigenza, nella fase di programmazione si dovrà:
- Coinvolgere i dipendenti per individuare le aree su cui è necessario intervenire e renderli partecipi del processo. La condivisione di contenuti e obiettivi dei corsi aumenterà l’interesse dei lavoratori e faciliterà una loro più efficace partecipazione.
- Valutare l’efficacia e i risultati: servirà per avere una misurazione immediata ma soprattutto per migliorare e “aggiustare” le successive pianificazioni. Bisognerà tener conto per esempio di cosa ha funzionato e cosa no, cosa si sarebbe potuto fare in modo diverso e migliore.
- Garantire esperienze formative più gratificanti e accelerare l’apprendimento
- Allinearsi agli obiettivi aziendali: le necessità dei singoli partecipanti devono essere allineati ai macro obiettivi aziendali; solo in questo modo si riuscirà a raggiungere l’obiettivo principe di qualsiasi attività che coinvolge le persone, ossia aumentare il benessere organizzativo al fine di incrementare la produttività e il fatturato della stessa.
- Non sovraccaricare il personale pretendendo che si inserisca la formazione nei loro impegni, senza concedergli la flessibilità o il tempo necessario per le sessioni di formazione.
Benefici e vantaggi di un piano formativo aziendale
Puntare su un piano di formazione aziendale rende l’azienda più competitiva in un mercato in perenne evoluzione, facendo affidamento su personale perennemente aggiornato.
Vantaggi per i dipendenti. Tra questi troviamo il miglioramento delle capacità individuali, l’acquisizione di nuove conoscenze, la possibilità di espandere il proprio skill set (insieme di abilità), per estendere le potenzialità del proprio ruolo. A queste si aggiunge il miglioramento delle prestazioni lavorative nella posizione già ricoperta. In conclusione, è bene considerare anche come i benefici di una formazione continua, pianificata e strutturata, contribuiscano alla creazione di una cultura aziendale dell’apprendimento, che innegabilmente fa da collante tra i dipendenti e tra i dipendenti e il management.
I vantaggi per l’azienda. Oltre ad aumentare l’appetibilità dell’azienda, l’attenzione alla formazione e alla crescita dei dipendenti e la presenza di una pianificazione formativa a lungo termine aumenta il tasso di retention dell’azienda. Questo significa che i lavoratori dipendenti possono percepire l’attenzione per la loro crescita e formazione come una cura da parte dell’azienda nei loro confronti; di conseguenza saranno più portati a prediligere una carriera al suo interno invece di cercare fortuna altrove.
Attuare una strategia formativa aziendale sul lungo periodo permetterà quantomeno di evitare che posizioni rilevanti rimangano scoperte per troppo tempo, causando rallentamenti (se non veri e propri danni) ai processi di lavoro: più persone crescono all’interno dell’azienda e più sarà facile sostituire in tempi rapidi i dipendenti che decidono di andarsene.
HACCP: una guida per orientarsi
03 Gen 2024HACCP: significato, normativa e i 7 principi fondamentali
Nel mondo della produzione e manipolazione alimentare, la sicurezza deve avere la precedenza su ogni altro aspetto dalla lavorazione, per evitare contaminazioni, allergeni e altre criticità potenzialmente mortali per il consumatore finale. Il protocollo utilizzato nelle aziende di settore per garantire questa sicurezza prende il nome di HACCP, ma cosa si intende esattamente per HACCP?
Il significato di questo acronimo sta per Hazard Analysis and Critical Control Points, in italiano “Analisi dei Rischi e Controllo dei Punti Critici” ed è un sistema preventivo pensato per garantire la sicurezza alimentare. La sua genesi risale agli anni ’60, quando fu ideato per assicurare che gli astronauti della NASA avessero cibo sicuro durante le loro missioni nello spazio. Da quel momento, il sistema è stato riconosciuto come una soluzione ideale per prevenire i rischi alimentari e assicurare la produzione di alimenti sicuri su scala globale.
Al contrario delle tecniche tradizionali, l’HACCP si concentra sulla prevenzione dei rischi anziché sull’ispezione del prodotto finale. La sua applicazione in Europa è stata regolamentata con la normativa HACCP nel Regolamento CE 852/2004, recepito in Italia con il D.Lgs 193/2007. È un sistema che individua, valuta e controlla i pericoli rilevanti per la sicurezza alimentare lungo tutto il processo produttivo secondo una serie di principi fondamentali.
Quali sono i 7 principi fondamentali dell’HACCP?
I 7 principi fondamentali dell’HACCP sono la chiave della sicurezza che questo sistema riesce a garantire. Infatti, seguire queste regole assicura un’analisi completa di tutta la filiera produttiva di un prodotto commestibile e una gestione efficace dei rischi alimentari:
- Individuazione dei pericoli e analisi dei rischi: identifica tutti i pericoli potenziali associati ad ogni fase del processo produttivo e valuta il loro rischio.
- Individuazione dei CCP (punti di controllo critici): determina i punti, le fasi o le procedure dove possono essere applicati controlli per prevenire, eliminare o ridurre un rischio.
- Definizione dei limiti critici: stabilisce criteri che separano l’accettabilità dalla non accettabilità in ogni CCP.
- Definizione delle procedure di monitoraggio: individua e sistematizza le attività necessarie per garantire che il processo operi entro i limiti critici.
- Definizione e pianificazione delle azioni correttive: stabilisce le azioni da intraprendere quando il monitoraggio indica che un CCP non è sotto controllo.
- Definizione delle procedure di verifica: applica test e altre valutazioni per confermare che il sistema HACCP funzioni efficacemente.
- Definizione delle procedure di registrazione: fornisce la documentazione e la tracciabilità per dimostrare l’efficace funzionamento del sistema.
Dove serve l’HACCP?
L’HACCP è una componente essenziale in ogni livello della produzione alimentare:
- Allevamenti e Coltivazioni: Dall’allevamento di animali, dove si devono prevenire malattie e contaminazioni, assicurando che gli animali siano nutriti con mangimi sicuri e crescano in ambienti puliti e controllati. Anche nelle coltivazioni va prestata attenzione, evitando la comparsa di parassiti o infestanti;
- Produzione e fabbriche: Nelle fabbriche, dove gli alimenti vengono trasformati, confezionati e conservati. Qui, l’HACCP monitora la pulizia delle macchine, la gestione degli ingredienti, la conservazione e molto altro;
- Ristoranti e servizi di ristorazione: Nei ristoranti, l’HACCP assicura che gli alimenti siano conservati, preparati e cotti in modo sicuro, prevenendo contaminazioni crociate, garantendo temperature di cottura appropriate e conservazione sicura.
Ovunque ci sia cibo, dai campi alle tavole, l’HACCP gioca un ruolo fondamentale per assicurare che ciò che mangiamo sia sicuro e salubre.
Attestato HACCP: corsi, valenza e livelli
L’attestato HACCP rappresenta un documento fondamentale per chi lavora nel settore alimentare, attestando la conoscenza e la formazione adeguata riguardo le procedure di sicurezza e salubrità alimentare. Inoltre, secondo il REGOLAMENTO CE 852/04 è obbligatorio per tutti gli operatori del settore alimentare. Nonostante questo, la confusione a riguardo può essere molta.
Cerchi un corso HACCP? Chiedici informazioni o approfondisci qui.
Quanti livelli di attestato HACCP ci sono?
La normativa che regolamenta la formazione Haccp è regionale e quindi il monte ore e le regole che la determinano sono differenti da Regione a Regione.
Di base c’è una prima grande divisione tra i lavoratori che manipolano gli alimenti (in alcune Regioni esistono differenze in base alla tipologia di lavorazione e di alimento lavorato) e i responsabili o datori di lavoro dell’attività.
Per quanto riguarda i lavoratori, Armonia propone la tipologia adeguata di formazione in base alla Regione in cui il lavoratore andrà ad operare, fornendo una gamma di opzioni in modalità e-elarning. La scelta del livello del corso dipende dalla posizione e dalle mansioni svolte all’interno dell’ambiente lavorativo. Indipendentemente dal livello, è essenziale frequentare corsi di qualità in e-learning, come quelli offerti da Armonia Formazione, per garantire un’adeguata formazione e preparazione. Esiste poi la possibilità di frequentare in presenza nelle nostre aule.
Nello specifico per la Regione Veneto, per quanto riguarda i responsabili, il monte ore è chiaramente maggiore e saranno necessari anche ulteriori requisiti che la Regione prevede. Approfondiremo questo aspetto in un prossimo articolo, ma se sei interessato ai corsi SAB (ex REC) scrivici a info@formazionearmonia.com.
Quanto dura l’attestato di HACCP?
Anche la durata dell’attestato non è regolata a livello statale né, tantomento, Europeo. Infatti, la valenza dei corsi HACCP varia in ogni regione d’Italia. In alcune aree, potrebbe avere una validità di tre anni, in altre cinque. Contattaci per avere chiarezza sulla validità temporale dell’attestato.
L’Importanza dei Corsi Ben Strutturati
Per garantire che l’HACCP sia implementato efficacemente, è essenziale che i responsabili della sicurezza alimentare ricevano una formazione adeguata. Armonia Formazione offre corsi ben strutturati e dettagliati, garantendo che gli studenti non solo ricevano l’informazione, ma la comprendano e la applichino nella pratica quotidiana. Ottenere un attestato HACCP attraverso Armonia Formazione significa essere equipaggiati con le competenze e le conoscenze necessarie per garantire la sicurezza alimentare e la conformità normativa.
Scopri i nostri corsi e-learning e ottieni il tuo attestato HACCP per lavorare nel settore alimentare.
Vulnerabilità sismica nelle scuole
11 Dic 2023Il Decreto-legge “Milleproroghe 2022” (Legge n.14 del 24 febbraio 2023) ha prorogato ulteriormente i termini per la verifica di vulnerabilità sismica delle scuole.
La norma in esame interviene quindi sull’art. 20 comma 5 del DL 248/2007, che stabilisce che le verifiche tecniche (verifica vulnerabilità sismica) di cui all’articolo 2, comma 3, dell’ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n.3274 del 2003, ad esclusione degli edifici e delle opere progettate in base alle norme sismiche vigenti dal 1984, devono essere effettuate a cura dei rispettivi proprietari entro il 31 dicembre 2023 (in precedenza al 31 dicembre 2022) e riguardare in via prioritaria edifici e opere ubicati nelle zone sismiche 1 e 2
Cosa sono le zone sismiche?
L’Italia è una regione altamente sismica. Ad eccezione della Sardegna, di parte della Puglia, di parte della Val Padana e delle Alpi centro- occidentali, dove il rischio sismico è basso, l’intero territorio nazionale è soggetto a fenomeni medio-alti di sismicità.
Per individuare il rischio sismico delle diverse aree si effettua la zonazione del rischio sismico.
Principalmente, tramite la zonizzazione vengono determinati i parametri per la progettazione degli interventi strutturali e sismici.

Vademecum della Formazione obbligatoria
28 Nov 2023Formazione sicurezza sul lavoro: è sempre obbligatoria?
La risposta è: sì, se l’azienda ricade nel campo di applicazione del D.Lgs. 81/08.
Partiamo dal presupposto che i corsi sulla sicurezza sono tutti obbligatori; molti di questi si rivolgono a tutte le aziende, altri che dipendono dal tipo di attività aziendale e dalla mansione svolta dal lavoratore.
R.S.P.P. Datore di Lavoro, formazione dei lavoratori, primo soccorso, antincendio, preposto, R.L.S. sono i corsi che ogni azienda, di base, deve avere.
Formazione su vari tipi di attrezzature, addestramenti, addetti al settore alimentare, invece, sono quelli “specifici” che andranno a svolgersi solo se e quando necessarie (anche qui, in base all’attività e al tipo di mansione svolta).
Quante ore si devono svolgere e che scadenza hanno i corsi?
Il numero di ore da svolgere dipende dal tipo di formazione e dal livello di rischio calcolato per una specifica azienda. Anche scadenza e aggiornamento sono diversi per ogni tipo di corso.
Ad esempio, ci sono due tipologie di corso primo soccorso, uno da 12 e uno da 16 ore. entrambi hanno scadenza triennale, ma l’aggiornamento sarà poi rispettivamente di 4 e di 6 ore.
Il corso antincendio si divide in 3 categorie di rischio (da 4, 8 o 16 ore), e ogni cinque anni deve essere aggiornato con un monte ore rispettivamente di 2, 5 o 8 ore.
La valutazione del livello di rischio deve essere effettuata con attenzione, per questo è sempre meglio rivolgersi ad un consulente esperto in sicurezza sul lavoro.
Formazione specifica dei lavoratori: in cosa consiste e perché è diversa per ognuno?
Il corso di formazione specifica dei lavoratori, come previsto dall’Accordo Stato Regioni, dipende dal tipo di mansione e/o dall’attività stessa dell’azienda, e dal livello di rischio della stessa.
Gli argomenti che verranno affrontati, quindi, devono poter includere i rischi e i pericoli che i lavoratori potrebbero incontrare nello svolgimento delle proprie mansioni.
Chi non è obbligato a frequentare i corsi in materia di sicurezza?
Tutto ciò che riguarda formazione e documentazione inerente la sicurezza sul lavoro scatta nel momento in cui si ha un lavoratore o equiparato (con qualsiasi tipologia contrattuale).
Gli artigiani e i lavoratori autonomi sono regolamentati dall’articolo 21 del D.Lgs. 81/08. Non sussiste l’obbligo esplicito di formazione base ma le situazioni e gli scenari dovranno essere valutati caso per caso. Per esempio, se più lavoratori autonomi lavorano in insieme in un unico appalto potrebbe configurarsi lo scenario di “azienda di fatto” e… si riaffaccia il testo unico.
Dopo la riforma dello sport, particolare attenzione c’è anche per le associazioni sportive, prima escluse dal campo di applicazione, ora obbligate. Vedi l’approfondimento qui per saperne di più.
CCNL EDILIZIA e D.Lgs. 81 – Regole per l’aggiornamento della formazione lavoratori
21 Nov 2023Ogni quanti anni deve essere aggiornata la formazione lavoratori edilizia?
In base all’accordo Stato Regioni di riferimento, la formazione dei lavoratori ex art. 37 D.Lgs. 81/08 ha scadenza quinquennale. Regole diverse invece per i lavoratori del settore edilizia: il Contratto collettivo nazionale dei lavoratori dell’edilizia, siglato il 3 marzo 2022, stabilisce che l’aggiornamento della formazione dei lavoratori, della durata di 6 ore, deve essere effettuato ogni tre anni.
Con l’applicazione del nuovo CCNL dell’edilizia, sottoscritto dalle Parti Sociali il 3 marzo 2022, è stata definita una diversa periodicità di aggiornamento della formazione per i lavoratori in materia di salute e sicurezza sul lavoro prevista dal D. Lgs n. 81/2008 e s.m.i.
Quando entrano in vigore le nuove regole per la formazione sicurezza per il CCNL edilizia?
Il CCNL stabilisce all’allegato 2 “Protocollo formazione e sicurezza”, al capitolo “Formazione su salute e sicurezza”, che l’aggiornamento della formazione dei lavoratori, della durata di 6 ore, di cui al punto 9 dell’Accordo Stato Regioni del 21 dicembre 2011, deve essere effettuato ogni tre anni, diversamente, pertanto, da quanto disposto dal citato Accordo Stato Regioni che stabilisce per l’aggiornamento una periodicità quinquennale.
La nuova periodicità si applica a decorrere dall’aggiornamento successivo a quello in scadenza alla data di entrata in vigore del contratto. Scopri qui le prossime date disponibili per l’aggiornamento dei lavoratori per il settore edilizia e mansioni a rischio alto.
In sintesi cosa dice il nuovo CCNL edilizia?
Pertanto:
- per i lavoratori, operai o impiegati, che hanno aggiornato la formazione base dopo l’entrata in vigore del nuovo CCNL (1° marzo 2022) la scadenza del nuovo aggiornamento è già prevista su base triennale;
- per i lavoratori, operai o impiegati, che, invece, hanno aggiornato la formazione base in un momento anteriore al 1° marzo 2022, la scadenza dell’aggiornamento resta quella originariamente prevista, ossia quinquennale. In questo caso, sarà il secondo aggiornamento che dovrà essere calendarizzato su base triennale.
Si ricorda che la nuova norma contrattuale non riguarda la formazione dei dirigenti o dei preposti stabilita dall’accordo Stato Regioni del 2011 (attualmente in vigore nelle more dell’adozione di un nuovo accordo previsto all’articolo 37, comma 2 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81).
