Convocazioni: come invitare i lavoratori a partecipare ai corsi sicurezza sul lavoro
04 Mar 2024Lettera ai lavoratori per una efficace convocazione a partecipare alla formazione
In alcuni frangenti, sempre più rari, ci siamo trovati in una situazione in cui solo una percentuale bassa di lavoratori partecipasse con piacere e ai corsi di formazione sulla sicurezza sul lavoro. Vogliamo quindi condividere una comunicazione che utilizziamo per avvicinare i partecipanti alla materia.
Buongiorno a tutti,
in merito ai corsi sulla sicurezza relativi al D.Lgs. 81/08, per i quali vi sta arrivando informativa, vogliamo far presente che non c’è solo la formazione in gioco, ma molto di più.
Ogni lavoratore deve prendersi cura della propria salute e sicurezza e di quella delle altre persone presenti sul luogo di lavoro, sulle quali ricadono gli effetti delle sue azioni o omissioni, conformemente alla sua formazione, alle istruzioni e ai mezzi forniti dal datore di lavoro.
Come potete farlo? Ci sono diversi modi:
- Contribuendo, insieme al datore di lavoro, ai dirigenti e ai preposti, all’adempimento degli obblighi previsti;
- osservando le disposizioni e le istruzioni impartite dal datore di lavoro, dai dirigenti e dai preposti, ai fini della protezione collettiva ed individuale;
- utilizzando correttamente le attrezzature di lavoro, le sostanze e miscele pericolose, i mezzi di trasporto, nonché i dispositivi di sicurezza;
- segnalando immediatamente al datore di lavoro, al dirigente o al preposto le deficienze dei mezzi e dei dispositivi di protezione, nonché qualsiasi eventuale condizione di pericolo di cui veniate a conoscenza
- partecipando ai programmi di formazione e di addestramento organizzati.
Perché questa comunicazione? Perché vogliamo ricordarvi che non ci sono solo obblighi di legge, ma prima di tutto comportamenti proattivi da parte di ogni soggetto.
Non esiste una definizione ufficiale della cultura della sicurezza, tanto richiamata dopo un evento tragico, quando è necessario pensare a quello che è accaduto: possiamo intenderla come la modalità con la quale l’impresa o l’azienda affronta il problema della sicurezza sul lavoro.
È quell’insieme di convinzioni, atteggiamenti, modi di fare, valori che sono condivisi da tutti gli attori che costituiscono l’azienda. Sostanzialmente è il modo in cui quell’azienda fa sicurezza, ed è quindi diversa per ognuno.
Se non vogliamo che la cultura della sicurezza resti un’immagine fantomatica, dobbiamo dire chiaramente che la cultura non è alternativa alle regole, ma è l’imprescindibile fondamento delle regole e delle sanzioni, cioè: le regole e le sanzioni sono gli strumenti che servono la cultura della prevenzione di una società intera, non di una singola impresa.
Messaggio del Presidente Mattarella al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Calderone
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Elvira Calderone, il seguente messaggio:
«In occasione dell’avvio del corso di formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro desidero porgere un caloroso saluto a tutti i partecipanti.
Le morti sul lavoro feriscono il nostro animo. Feriscono le persone nel valore massimo dell’esistenza, il diritto alla vita. Feriscono le loro famiglie. Feriscono la società nella sua interezza.
Lavorare non è morire.
Il nostro Paese colloca il diritto al lavoro e il diritto alla salute tra i principi fondanti della Repubblica. Non è tollerabile perdere una lavoratrice o un lavoratore a causa della disapplicazione delle norme che ne dovrebbero garantire la sicurezza sul lavoro.
I morti di queste settimane ci dicono che quello che stiamo facendo non è abbastanza.
La cultura della sicurezza deve permeare le Istituzioni, le parti sociali, i luoghi di lavoro.
A voi, ispettori tecnici, spetta un ruolo attivo in questo processo di garanzia e di prevenzione.
Faccio appello alle vostre intelligenze e al vostro impegno per contrastare una deriva che causa troppe vittime. Anche da voi e dalla vostra attività dipende la vita di madri, padri, figli, lavoratrici e lavoratori che, finito il proprio turno, hanno il diritto di poter tornare alle loro famiglie.
Mentre rivolgo ai nuovi ispettori tecnici il mio incoraggiamento, ringrazio gli ispettori già in servizio – che ogni giorno si spendono per intercettare le irregolarità in materia di sicurezza e garantire l’applicazione delle regole – e formulo a tutti i migliori auguri di buon lavoro».
Sergio Mattarella
Roma, 12/09/2023
Team building: cos’è e perché è importante per le aziende
04 Mar 2024Che cosa si intende per team building?
Letteralmente “costruzione della squadra”, con Team Building si intende l’insieme di attività e procedimenti che servono a far interagire un gruppo di persone allo scopo di migliorarne la capacità di lavorare in squadra. È scientificamente dimostrato: un buon Team Building migliora drasticamente il buon umore e il funzionamento della squadra.
Il concetto che proveremo ad approfondire in questo articolo è il Team Building applicato alle aziende: quali potrebbero essere i benefici?
Sempre più organizzazioni di successo hanno compreso quanto importante sia dedicare delle risorse e del tempo alla creazione di un sistema che massimizzi la produzione. Nel percorso da seguire per raggiungere questo risultato ci si ritroverà a gestire persone, ruoli, produttività, efficienza, benessere. Qui alcune indicazioni e attenzioni che le aziende devono considerare nel loro percorso di “ottimizzazione”.
Perché è importante il team building?
Perché una squadra sia efficiente è necessario che i suoi componenti si conoscano e sappiano comunicare. Lo scopo è proprio quello di sottolineare ai membri di un team quanto si completino a livello di conoscenze, personalità, competenze e ambizioni. Tale consapevolezza tende fidelizzare i collaboratori all’azienda, trattenendoli più a lungo e minimizzando il turnover.
Un team di successo è un team che sa dialogare e che sviluppa, magari proprio grazie ad attività di team building, competenze indispensabili come l’empatia, l’ascolto attivo, il rispetto e la trasparenza. Ecco perché il team building diventa la strategia efficace per sciogliere i rapporti, soprattutto tra membri del team con ruoli, posizioni, età e background particolarmente differenti.
Quale attività poter proporre ad un gruppo aziendale?
Più i dipendenti lavorano insieme, collaborando e comunicando in modo veloce ed efficace all’interno di un ambiente armonioso, più è probabile che raggiungano gli obiettivi che si sono prefissati e migliorino le performance.
Assumere dipendenti qualificati è fondamentale per un’azienda, ma non basta. Devono essere messe in atto strategie attraverso le quali tra i lavoratori si sviluppino unione e coinvolgimento: è più semplice raggiungere gli obiettivi aziendali, al contrario di ciò che accade in un luogo di lavoro dove regnano disaccordo e conflitti.
Con questa convinzione proponiamo una serie di interventi che, con coraggio, proponiamo alle aziende. Si tratta di raggiungere una nuova dimensione per le aziende e le Organizzazioni, ma altrettanto necessaria per chi vuole raggiungere degli obbiettivi in modo omogeneo e condiviso.
Spesso ci chiedono: quanto dura l’attività? Siamo convinti che dopo una analisi approfondita con la direzione e i lavoratori, si debbano pianificare una serie di appuntamenti finalizzati al raggiungimento di alcuni semplici obiettivi. Il segreto è la perseveranza: la pianificazione di appuntamenti periodici è di fondamentale importanza per prolungare il beneficio del team building sul benessere e successo dell’organizzazione.
Hai bisogno di ulteriori informazioni? Siamo a tua disposizione: chiamaci o scrivici senza impegno.
Quali sono i benefici del team building aziendale?
I vantaggi del team building sono decisamente numerosi e oggigiorno sono tante le aziende che si affidano con fiducia a questa strategia per costruire relazioni solide tra le loro risorse umane e raggiungere, quindi, risultati di business più ambiziosi. Eccone alcuni:
- Comunicazione
- Ascolto reciproco
- Rispetto per le opinioni altrui
- Fiducia
- Integrazione del team
- Miglioramento delle capacità di problem solving
- Capacità di affrontare il cambiamento e le circostanze in rapido mutamento
- Capacità di gestire lo stress
- Capacità di gestire il tempo e le scadenze
- Capacità di affrontare la crisi personale e aziendale
- Rafforzare lo spirito di squadra
Ecco come approcciamo il nostro metodo: vuoi saperne di più e implementare la proposta nella tua realtà? Contattaci e scrivici a emozioni@formazionearmonia.com
Perché implementare un sistema di gestione e come guidare le persone al cambiamento
09 Feb 2024L’obiettivo di un sistema di gestione è di rendere l’organizzazione cosciente dei propri obiettivi e dei modi in cui agisce, scrivendo delle regole (procedure e istruzioni operative) che descrivono il modo di operare.
Implementare questa struttura vuol dire raggiungere obiettivi di miglioramento continuo (di efficienza o di qualità del proprio servizio) e riuscire a tenere sotto controllo i processi e le attività aziendali.
Oltre ad avere benefici economici (per citarne uno: lo sconto INAIL-OT23), il sistema di gestione è ormai diffuso in moltissime organizzazioni di successo. Il sistema infatti aiuta per esempio a mantenere e garantire la conformità legislativa e consente all’azienda di esimersi dalla responsabilità amministrativa per i reati previsti dal D.Lgs. 231/2001 e s.m.i. relativi alla violazione delle norme antinfortunistiche, alla tutela dell’igiene e della salute dei lavoratori e dell’ambiente; […]. Dobbiamo considerare però che il percorso di adozione del sistema di gestione è particolarmente delicato, in quanto ha un impatto sulle abitudini e i modi di lavorare delle persone, che per loro natura mostrano sempre una certa resistenza al cambiamento.
Gestire l’aspetto umano, in questo caso, significa accompagnare i lavoratori verso nuovi obiettivi e consuetudini. Ecco perché un progetto simile deve considerare le persone, i loro bisogni e obiettivi. Esistono degli strumenti da poter utilizzare per allineare il proposito aziendale e il contributo di ogni lavoratore.
Venerdì 10 maggio Armonia propone una giornata di approfondimento,
per far emergere i benefici del cambiamento non solo per l’impresa,
ma anche per il lavoratore.
Come coordinare efficienza e benessere della tua organizzazione
- Quali sono gli elementi fondanti di un sistema di gestione?
- Quali le implicazioni pratico-operative e quali vantaggi può portare l’uso dei sistemi di gestione?
- Esiste un metodo per gestire lo stato d’avanzamento del miglioramento continuo?
L’ingegnere chimico Erica Blasizza affronterà questi temi e risponderà ai quesiti, partendo dalla norma per implementare e utilizzare in azienda un sistema di gestione. Sono previste esercitazioni pratiche per comprendere meglio e applicare i concetti.

Erica Blasizza. Esperta nel campo della consulenza ambientale e salute e sicurezza sul lavoro. Qualificata come RSPP, svolge attività di consulenza anche con riguardo allo sviluppo di sistemi di gestione per la sicurezza e ambientale secondo la norma ISO 45001. Si occupa dello sviluppo di Modelli Organizzativi ex D.Lgs 231/01 e svolge il ruolo di Organismo di Vigilanza in alcune aziende. A queste attività si unisce quella di docente in corsi di formazione per aziende ed enti.
- Come sfruttare l’organizzazione interna per aumentare la fiducia agli occhi del cliente?
- È vero che lo scambio di informazioni tra reparti aumenta la produttività aziendale?
- Perché delimitare le mansioni aiuta il lavoratore a raggiungere il proprio obiettivo?
Il work-shop con Lara ci accompagnerà in un “ambiente” dove sarà più facile alimentare l’entusiasmo nel raggiungere un obiettivo comune e individuare un proposito condiviso dall’intera organizzazione.
Lara Bozzetto. Laughter yoga trainer, Tecnico in Ludicità Consapevole, Istruttore di Joy Motion, Operatore di Scienza del Sé, facilitatrice di Attitudinal Healing (guarigione degli atteggiamenti). La sua proposta sarà l’integrazione di tutto ciò che ha incontrato nel percorso di ricerca. “Mi piace il contatto con le persone e mi piace l’idea di “camminare” con loro condividendo le esperienze. Perché ognuno di noi insegna ciò che lui stesso ha bisogno di imparare.”

Il programma della giornata
- 8.30-12.30: ORGANIZZAZIONE E SISTEMI DI GESTIONE (parte 1) con Ing. Erica Blasizza
1. La valutazione del rischio come:
– Processo di pianificazione della prevenzione;
– Conoscenza del sistema di organizzazione aziendale come base per l’individuazione e l’analisi dei rischi con particolare riferimento ad obblighi, responsabilità e deleghe funzionali ed organizzative;
– Elaborazione di metodi per il controllo della efficacia ed efficienza nel tempo dei provvedimenti di sicurezza adottati
2. Il sistema di gestione della sicurezza: linee guida UNI-INAIL integrazione confronto con norme e standard (OHSAS 18001, ISO, ecc)
3. Il processo del miglioramento continuo - 12.30-13.30: pausa pranzo
- 13.30-17.30: ORGANIZZAZIONE E SISTEMI DI GESTIONE (parte 2) con Ing. Erica Blasizza
4. Organizzazione e gestione integrata:
– Sinergie tra i sistemi di gestione qualità (ISO 9001); ambiente (ISO 14001), sicurezza (OHSAS 18001);
– Procedure semplificate MOG (d.m. 13/02/2014);
– Attività tecnico amministrative (capitolati, percorsi amministrativi, aspetti economici);
– Programma, pianificazione e organizzazione della manutenzione ordinaria e straordinaria
5. La responsabilità amministrativa delle persone giuridiche (D.Lgs. n. 231/2001): ambito di operatività e effetti giuridici (art. 9 legge n. 123/2007) - 17.45-18.30: saluti, relazioni, aperitivo
- 18.30-21.15: CHANGE LAB con Lara Bozzetto
– Un percorso emozionale fatto di giochi, esperienze e condivisione con l’obiettivo di creare un’evoluzione e di conseguenza una rivoluzione della persona e del team per riuscire a creare connessione, apprendimento, idee, soluzioni ed energia positiva all’interno del gruppo stesso.
– Per ottimizzare l’organizzazione interna, aumentare l’entusiasmo, definire gli obiettivi, migliorare la comunicazione tra reparti, regolamentare i mansionari. Per accompagnarvi verso il vostro proposito.
– Per prendersi cura delle persone che lavorano con te con benefici importanti anche sulla produttività e sul coinvolgimento dei tuoi collaboratori, migliorando il benessere in azienda.
Giornata formativa dedicata a:
– Datore di lavoro e Dirigenti;
– HSE manager;
– Consulenti;
– Formatori;
– RSPP e ASPP;
– RLS territoriali.
Partecipazione valida come crediti di aggiornamento.
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Gli approfondimenti sul tema
- Il raggiungimento di obiettivi è il risultato di un cambiamento nell’organizzazione, di una evoluzione nel pensiero delle persone e di una nuova valutazione delle priorità. Clicca qui per approfondire.
- È indispensabile intraprendere un percorso che porti ad una vera e propria cultura della sicurezza, poiché la formazione e i controlli degli enti preposti non sono sufficienti per ridurre malattie ed infortuni sul lavoro. Qui abbiamo sintetizzato cosa può aiutare concretamente a far cambiare il comportamento delle imprese.
Rspp e Aspp: nomina, compiti e differenze
07 Feb 2024L’Importanza dell’RSPP e dell’ASPP in Azienda
Nell’ambito della sicurezza sul lavoro, due figure emergono per il loro ruolo fondamentale: l’RSPP e l’ASPP. Entrambi sono ruoli essenziali per garantire la sicurezza, la salute dei lavoratori e il corretto rispetto delle normative vigenti. La loro presenza in azienda non solo rappresenta un obbligo legale, ma sottolinea anche l’impegno dell’azienda nel valorizzare e proteggere il proprio capitale umano. Queste figure non solo assicurano il rispetto delle disposizioni legali, ma contribuiscono attivamente a creare un ambiente lavorativo in cui ogni singolo individuo può operare in condizioni di sicurezza e serenità. La corretta gestione dei rischi e l’attenzione alle procedure di prevenzione rappresentano un valore aggiunto per qualsiasi realtà aziendale, traducendosi in una maggiore produttività, minori assenze per malattia e una migliore reputazione sul mercato.
Le domande più frequenti di Armonia Formazione
Nel corso degli anni, Armonia Formazione ha raccolto una serie di domande frequenti da parte di imprenditori, professionisti e lavoratori desiderosi di approfondire la tematica della sicurezza sul lavoro. Spesso, queste domande ruotano intorno alle figure centrali dell’RSPP e dell’ASPP: chi sono, quali sono i loro compiti, e come diventare tali professionisti. Per rispondere a queste domande e fornire un quadro chiaro e dettagliato, abbiamo strutturato questo articolo in forma di Q&A (Domande e Risposte). Andiamo a vedere le risposte, una per una.
Che differenza c’è tra RSPP e ASPP?
Mentre entrambe le figure appartengono al Servizio di Prevenzione e Protezione, hanno ruoli e responsabilità distinte. L’RSPP (Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione) è la figura designata dal datore di lavoro, che può anche decidere di ricoprire personalmente l’incarico. Al contrario, l’ASPP (Addetto al Servizio di Prevenzione e Protezione) può essere scelto tra i dipendenti dell’azienda. Entrambe sono impegnate nell’attuazione della politica di sicurezza, identificando i rischi e proponendo soluzioni per mitigarli.
Chi può diventare RSPP?
Il percorso per diventare RSPP è definito da specifiche normative. Questa figura, riconosciuta dal D.Lgs. 81/08, si occupa della gestione della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Per diventare RSPP, i requisiti minimi includono la necessità di possedere specifici titoli di studio e di frequentare corsi ad hoc sulla prevenzione dei rischi, gestione delle attività e comunicazione aziendale. È un ruolo di primaria importanza, e per rimanere aggiornato è obbligatorio seguire corsi di formazione di almeno 40 ore ogni cinque anni.
Chi può diventare ASPP?
Invece, l’ASPP chi è? Per diventare Addetto al Servizio di Prevenzione e Protezione, è fondamentale possedere un diploma di scuola superiore o un titolo equivalente. Ma non è sufficiente: è essenziale completare con successo corsi di formazione specifici che riguardino i rischi presenti sul luogo di lavoro e le attività svolte. Per mantenere tale status, l’aggiornamento periodico è obbligatorio: per la legge, infatti, è necessario frequentare corsi di almeno 20 ore ogni 5 anni.
Quali sono i compiti del RSPP?
I compiti del RSPP sono molteplici, e tutti di vitale importanza per l’azienda. Questa figura è responsabile del coordinamento di tutte le attività legate alla sicurezza, alla salute dei lavoratori e alla tutela dell’ambiente. È sua responsabilità garantire che i dipendenti siano consapevoli dei rischi connessi al loro lavoro e adottino le necessarie precauzioni. Inoltre, coordina il lavoro di tutti gli esperti di sicurezza in azienda, rimanendo sempre aggiornato sulle novità legislative.
Quali sono i compiti dell’ASPP?
Il ruolo dell’ASPP è ampio e variegato. Tra i compiti relegati all’ASPP, troviamo l’individuazione delle possibili fonti di rischio all’interno dell’ambiente lavorativo, la progettazione di misure di prevenzione, protezione e controllo, e lo sviluppo di procedure di sicurezza. L’ASPP, per la sicurezza di un’azienda, è una vera e propria garanzia per i suoi colleghi e datori di lavoro, poiché rappresenta un baluardo contro potenziali rischi.
Quando è necessario un ASPP in azienda?
L’ASPP è una figura di supporto, che può essere sia interna che esterna all’azienda. Non esiste un criterio fisso sul numero di dipendenti necessari per avere un ASPP, ma in generale, nelle grandi aziende, aziende con filiali o istituti scolastici, la sua presenza è ritenuta fondamentale. L’ASPP gioca un ruolo centrale nel promuovere una cultura della prevenzione aziendale.
Chi nomina ASPP e RSPP?
La nomina dell’ASPP e del RSPP spettano al datore di lavoro. L’RSPP, come detto, può essere anche lo stesso datore di lavoro, mentre l’ASPP può essere scelto tra i dipendenti. È essenziale che le persone scelte per questi ruoli siano adeguatamente formate e aggiornate, per assicurare l’efficacia delle loro funzioni.
L’importanza della Formazione di Alto Livello
La formazione rappresenta uno degli strumenti chiave per garantire la competenza e l’efficacia delle figure di RSPP e ASPP all’interno di un’organizzazione. Attraverso una formazione di alto livello, queste figure professionali possono aggiornarsi continuamente sulle novità normative e sulle migliori pratiche per la prevenzione e la gestione dei rischi.
Armonia Formazione offre il Corso per RSPP-ASPP, progettato per fornire le competenze necessarie a chi aspira a ricoprire questi ruoli fondamentali.
Diversamente, nel caso in cui sia il datore di lavoro a ricoprire il ruolo di RSPP, Armonia Formazione propone il Corso per RSPP Datore di Lavoro, una formazione specifica che permette di combinare le responsabilità manageriali con le competenze tecniche richieste in materia di sicurezza.
Questi corsi sono la chiave per garantire un approccio professionale, consapevole e aggiornato alla sicurezza in azienda, assicurando che la salute e la protezione dei lavoratori siano sempre al primo posto.
Novità Regolamento Macchine 2023/1230: dalla Direttiva al Regolamento
25 Gen 2024È stato pubblicato il 29 giugno 2023 nella gazzetta ufficiale dell’unione europea il nuovo regolamento macchine (UE) 2023/1230 che andrà a sostituire la Direttiva Macchine 2006/42/CE. La scelta di adottare un regolamento anziché una direttiva consentirà un’attuazione più uniforme, riducendo i ritardi nel recepimento e le differenze di interpretazione tra gli stati membri.
Quando entrerà in vigore il nuovo regolamento macchine e quali sono le novità?
Il 29 giugno 2023 è stato approvato un nuovo Regolamento del Parlamento e del Consiglio Europeo riguardante le macchine fisse, mobili, trasportabili e di sollevamento/spostamento, ad esclusione di alcune macchine indicate nelle stesse direttive. È stato redatto in conformità con le indicazioni del nuovo quadro legislativo, quindi è coerente con altre direttive tipicamente applicabili alle macchine, quali la direttiva bassa tensione 2014/35/UE e la direttiva compatibilità elettromagnetica 2014/30/UE.

Il nuovo Regolamento, a seguito della rettifica pubblicata il 4 luglio 2023, verrà applicato a partire dal 20 gennaio 2027, ovvero 42 mesi dopo la data di entrata in vigore, e in pari data verrà abrogata l’attuale Direttiva Macchine 2006/42/CE.
Perché un regolamento e non una direttiva?
La Direttiva è un atto destinato a tutti i Paesi Stati membri dell’unione europea, obbligatorio in tutti gli elementi e con obbligo di risultati: il legislatore di ciascun Stato definisce i mezzi e le modalità più idonei a raggiungere lo scopo della direttiva.
Il recepimento di una Direttiva deve avvenire entro un termine massimo e ogni singolo Stato, attraverso la propria normativa nazionale di recepimento, stabilisce una propria entrata in vigore.
Il regolamento è invece una normativa vincolante e deve essere applicato in tutti i suoi elementi nell’intera Unione Europea senza la necessità di un suo recepimento mediante disposizioni normativi nazionali. Il legislatore non deve quindi apportare modifiche al testo originale mediante l’atto normativo nazionale, evitando quindi la conseguente difficoltà di commercializzazione dei prodotti all’interno del mercato dell’Unione Europea. Il Regolamento, inoltre, entra in vigore lo stesso giorno in tutti i Paesi dell’Unione Europea, evitando ritardi o recepimenti temporali diversi tra i vari Paesi.
A differenza della Direttiva, che richiedeva un adattamento da parte di ciascun paese, la principale novità del Regolamento è che sarà direttamente applicabile in tutti gli stati membri.
Ciò significa: regole più uniformi, assenza di ritardi e univocità di interpretazioni.
Le Novità sul nuovo Regolamento
La Direttiva si applicava solo alle macchine nuove e non considerava le modifiche apportate successivamente, che erano regolate solamente dalle leggi nazionali, le quali variavano da un Paese all’altro.
Armonia sta organizzando una serie di interventi divulgativi e un corso intensivo (in partenza a Ottobre 2024) in materia di “Direttiva Macchine”. Se sei interessato compila il form: ti informeremo sui dettagli della formazione!
Il Regolamento si applica invece anche ai prodotti che hanno subito “modifiche sostanziali”:
- modifiche fisiche o digitali, posteriori alla vendita e all’utilizzo del prodotto;
- modifiche non previste o pianificate dal fabbricante;
- modifiche che influiscano sulla sicurezza, creando nuovi pericoli o aumentando i rischi esistenti, che quindi richiedano riparazioni, dispositivi di protezione aggiuntivi o variazioni dei sistemi di controllo della sicurezza esistenti;
- misure di protezione aggiuntive per garantirne la stabilità o la resistenza meccanica.
In tali casi, chi dovesse apportare tali modifiche dovrà rispettare i medesimi obblighi stabiliti per i fabbricanti dal Regolamento.
Software e componenti digitali
I componenti di sicurezza, già considerati nella Direttiva con l’obbligo di essere contrassegnati dal marchio CE, con il nuovo Regolamento vengono ampliati nella loro definizione.
Si definiscono “componenti di sicurezza” anche quelli digitali, come il software, ciò significa che il Regolamento si applica anche a prodotti immateriali: anche il software che svolge funzioni di sicurezza e che viene venduto separatamente deve essere contrassegnato con il marchio CE, deve inoltre essere accompagnato da una dichiarazione di conformità dell’Unione Europea e, se necessario, da istruzioni per l’uso.
Cybersecurity
La maggior parte delle macchine è oggi collegata a reti per lo scambio di dati che possono subire attacchi di malintenzionati, incidenti che in futuro potrebbero aumentare.
Per questa ragione il nuovo Regolamento richiede che i circuiti di controllo responsabili della sicurezza siano progettati in modo tale da prevenire che tali attacchi hacker possano causare comportamenti pericolosi delle macchine.
È inoltre stato aggiunto un nuovo requisito di sicurezza specificamente dedicato alla protezione dalla corruzione dei sistemi informatici.
Artificial Intelligence (AI)
Il nuovo Regolamento si applica anche ai sistemi che utilizzano tecnologie di intelligenza artificiale. L’obiettivo è garantire la valutazione dei rischi connessi al comportamento delle macchine che funzionano con un certo grado di autonomia.
La fase di apprendimento delle macchine deve essere quindi controllata tramite appositi circuiti di sicurezza, per garantire che non superino i limiti di rischio stabiliti.
Nelle norme di sicurezza e salute applicabili alle macchine mobili, sono anche previste disposizioni specifiche per le macchine mobili autonome, chiamate AGV. Questi prodotti stanno diventando sempre più comuni e sostituiscono lo spostamento manuale di oggetti in vari settori, come le linee di produzione, i magazzini, gli ospedali.
Prodotti ad alto rischio
In relazione al tema del paragrafo precedente, nel nuovo Regolamento è contemplata anche la lista dei prodotti a rischio elevato: a quella della precedente Direttiva sono stati aggiunti i componenti di sicurezza con comportamento auto-evolutivo e le macchine che utilizzano sistemi con comportamento auto-evolutivo.
Si tratta di prodotti dove non si può applicare la procedura di valutazione della conformità interna alla fabbricazione, ma per i quali è sempre richiesto l’intervento di un organismo autorizzato.
Tali prodotti sono suddivisi in sei categorie:
- dispositivi amovibili di trasmissione meccanica, compresi i loro ripari;
- ripari per dispositivi amovibili di trasmissione meccanica;
- ponti elevatori per veicoli;
- apparecchi portatili a carica esplosiva per il fissaggio o altre macchine ad impatto;
- componenti di sicurezza con comportamento totalmente o parzialmente auto-evolutivo mediante approcci di apprendimento automatico, che garantiscono funzioni di sicurezza;
- macchine che incorporano sistemi con comportamento totalmente o parzialmente auto-evolutivo, che utilizzano approcci di apprendimento automatico, che garantiscono funzioni di sicurezza e che non sono stati immessi sul mercato in modo indipendente rispetto solamente a questi sistemi.
Novità nelle figure: importatore e distributore
Il Regolamento (UE) 2023/1230 riprende le figure dell’importatore e del distributore, già previste nel Regolamento (UE) 2019/1020 sulla vigilanza del mercato e sulla conformità dei prodotti, e ne delinea gli obblighi.
L’importatore è qualsiasi soggetto stabilito nell’Unione che immette sul mercato UE una macchina o un prodotto correlato originario di un paese terzo e, anche se non risulta essere il fabbricante, è sottoposto agli obblighi elencati all’art.13 per quanto concerne le macchine e l’art.14 per le quasi macchine. In particolare:
- deve assicurarsi che il fabbricante abbia svolto le procedure di valutazione della conformità, abbia compilato la documentazione tecnica, abbia redatto la dichiarazione di conformità, nonché il manuale e che la marcatura CE sia stata apposta sul prodotto;
- se ritiene che la macchina o un prodotto correlato non sia conforme al nuovo regolamento, non deve immetterlo nel mercato finché non viene reso conforme;
- se sono presenti dei rischi per la salute e la sicurezza delle persone, l’importatore deve informare le autorità di vigilanza del mercato;
- deve conservare una copia della dichiarazione di conformità della macchina per almeno 10 anni dalla data di immissione nel mercato;
- deve accertarsi che la documentazione tecnica sia disponibile alle autorità su loro richiesta;
- deve indicare sulla macchina o sull’imballaggio o su un documento di accompagnamento il proprio nome, la propria denominazione commerciale o il proprio marchio, l’indirizzo postale e il sito internet, nonché l’indirizzo di posta elettronica.
Il distributore è qualsiasi soggetto nella catena di approvvigionamento, diverso dal fabbricante o dall’importatore, che mette a disposizione un prodotto rientrante nell’ambito di applicazioni del Regolamento (UE) 2023/1230 sul mercato UE. Tra gli obblighi, indicati agli art.15 e 16 del Regolamento, troviamo:
- verificare che la macchina o il prodotto correlato sia dotato di marcatura CE, sia accompagnato dalla dichiarazione di conformità UE nonché dalle istruzioni per l’uso, verificare che sulla macchina vi sia riportata l’indicazione del modello, della serie o del tipo nonché dell’anno;
- verificare che l’importatore, se esistente, abbia indicato sulla macchina o sull’imballaggio o su un documento di accompagnamento il proprio nome, la propria denominazione commerciale o il proprio marchio, l’indirizzo postale e il sito internet, nonché l’indirizzo di posta elettronica;
- se ritiene o abbia motivo di ritenere che la macchina o il prodotto correlato non sia conforme al Regolamento (UE) 2023/1230, non lo mette a disposizione sul mercato fino a quando non è reso conforme;
- informa immediatamente le autorità nazionali competenti se la macchina o il prodotto correlato presenta un rischio per la salute e la sicurezza.
Dichiarazione di conformità UE
Il nuovo Regolamento prevede anche una nuova dichiarazione di conformità UE al posto della vecchia dichiarazione CE, come previsto dalle nuove leggi: se un prodotto è soggetto a più leggi dell’Unione Europea, è necessario compilare una sola dichiarazione di conformità UE che le includa tutte.
Le novità in sintesi
In conclusione, il nuovo Regolamento Macchine del 2023 comporta importanti cambiamenti nel settore. Sostituisce la vecchia Direttiva e introduce regole uniformi per tutti gli Stati membri dell’Unione Europea.
Le modifiche sostanziali apportate ai prodotti richiedono attenzione e conformità da parte dei fabbricanti, che devono adottare le procedure appropriate e garantirne la sicurezza.
L’introduzione dei ruoli di importatore e distributore contribuisce a una maggiore responsabilità nel processo di commercializzazione.
L’inclusione dei componenti digitali e dei software nella definizione di “componente di sicurezza” sottolinea l’importanza della cybersicurezza.
L’applicazione dell’intelligenza artificiale nelle macchine richiede un’adeguata valutazione dei rischi e il controllo della fase di apprendimento.
Infine, le categorie di prodotti ad alto rischio richiedono l’intervento di organismi autorizzati per garantire la conformità e la sicurezza.
Con l’implementazione di tali norme, si mira a migliorare la sicurezza e la tutela della salute dei consumatori, nonché a promuovere l’armonizzazione e l’innovazione nel settore delle macchine.
D.Lgs. 81/08: analisi dell’andamento e delle cause degli infortuni
15 Gen 2024L’andamento degli infortuni 2023 in Veneto
Nel 2023 i morti sul lavoro sono stati, complessivamente, almeno 1.485 (1.484 nel 2022 calcolati con gli stessi parametri), ovvero quasi 30 a settimana e, in media, poco meno di 4 al giorno: questo è quanto emerge, “per difetto”, in una elaborazione del Centro Studi della Cub in base a dati raccolti da Inail e dall’Osservatorio nazionale morti sul lavoro sia di Bologna che di Mestre. Di questi, 142 sono quelli relativi solo alla Regione Veneto. Di questi, 142 sono quelli relativi solo alla Regione Veneto.
In totale, i deceduti direttamente sul luogo di lavoro sono 900, mentre sono 585 quelli che hanno perso la vita in viaggio (dovuto alla professione, per esempio gli autotrasportatori) o andando o tornando dal luogo di impiego.
Come leggere i dati dell’andamento degli infortuni
Leggere in valore assoluto i numeri pubblicati recentemente dall’Inail ci dà informazioni sulla provenienza e l’età dell’infortunato e sul macrosettore di provenienza. Ma davvero la lettura di questi dati ci aiuta a trarre delle conclusioni?
Il rischio è che ci si fermi alle prime impressioni, che sintetizzate possono essere tradotte in questo modo:
- avvengono più incidenti e infortuni nei settori con un pericolo e rischio rilevante rispetto ai settori in cui il rischio è minore
- nel Veneto, dove c’è una cultura del lavoro orientata al risultato e “al fare” (dove imprenditori e lavoratori dimenticano gli orologi nel cassetto per risolvere “il lavoro” in modo autonomo e con spirito di iniziativa) si dà priorità al profitto piuttosto che alla tutela dei lavoratori.
Altra considerazione è sull’andamento degli infortuni nell’arco degli ultimi anni: sono costanti e in ogni caso non diminuiscono in modo rilevante o almeno non in modo proporzionale all’intensità con cui vengono proposte formazione e azioni ispettive. Perciò: riusciamo con le nostre azioni ad influenzare il trend infortunistico? Gli infortuni aumentano e/o diminuiscono davvero perché siamo più o meno bravi a fare i corsi di formazione e a sorvegliare i lavoratori delle aziende del territorio?
Proposta per analizzare le cause degli infortuni in modo diverso
Siamo abituati al clamore, anche mediatico, post infortunio. E ad associare l’infortunato ad una “categoria di lavoratore” ipotizzando già il settore o l’attività incriminata e la provenienza. Raramente si va oltre, considerando la storia (e il susseguirsi in modo apparentemente casuale di intenzioni, decisioni e azioni) che può aver portato a quella conclusione. Dietro ad ogni infortunio e incidente c’è una storia da analizzare in modo personalizzato e specifico.
Analizzare il percorso invece ci aiuterebbe probabilmente a proporre misure di prevenzione specifiche e diverse. È necessario però un cambio di prospettiva e passare quindi dall’associare la causa dell’infortunio al “mancato utilizzo di dispositivi di protezione individuale”, all’associarla a considerazioni e atteggiamenti che hanno portato quello specifico lavoratore a decidere di effettuare il lavoro senza indossare il DPI adeguato.
Il raggiungimento di questo livello di analisi è il risultato di un cambiamento nell’organizzazione, di una evoluzione nel pensiero delle persone e di una nuova valutazione delle priorità. Clicca qui per approfondire.
E non si parla esclusivamente di “comportamento del lavoratore” ma più in generale di contesto in cui è abituata a lavorare l’organizzazione:
- esiste una programmazione delle attività e si associa il giusto tempo e risorse per la sua esecuzione?
- cosa ha portato il lavoratore ad agire in quel determinato modo?
- ci sono momenti di confronto e arricchimento dei lavoratori in materia sicurezza?
- esiste una valutazione delle priorità e una checklist dei fattori da considerare per eseguire la mansione?
È indispensabile intraprendere un percorso che porti ad una vera e propria cultura della sicurezza, poiché la formazione e i controlli degli enti preposti non sono sufficienti per ridurre malattie ed infortuni sul lavoro. Qui abbiamo sintetizzato cosa può aiutare concretamente a far cambiare il comportamento delle imprese.
“Ancora oggi, dopo quasi 30 anni dalla 626, predomina un approccio delle imprese che:- attribuisce priorità alla produzione a scapito della sicurezza e tutela della salute;- tollera le carenze formative e la scarsa qualità della comunicazione finalizzata alla sicurezza;- accetta e giustifica le non conformità tecniche, organizzative e procedurali in materia di sicurezza e tutela della salute;- condivide l’approccio fatalista considerando gli infortuni come il prezzo da pagare per produrre;- non coinvolge attivamente il management nelle attività per la prevenzione e protezione dai rischi;- favorisce l’adozione di pratiche informali da parte dei lavoratori nelle situazioni in cui le regole formali in materia di sicurezza e tutela della salute, mancano o sono mal definite. Quando e come riusciremo a demolire questo approccio?”
Quanto incide “il caso” nella determinazione del trend infortunistico
Esiste una base di potenziali infortuni enorme. E tutto sommato gli incidenti che avvengono sono una percentuale minima rispetto a quelli che potrebbero accadere. Pensare che sia “il caso” a incidere sull’aumento o diminuzione di 10/15 infortuni all’anno, piuttosto che alle azioni di prevenzione che intraprendiamo seguendo i dettami normativi, non è così insensato.
Per capire più facilmente il concetto ci basti immaginare a come guidano gli autisti sulle strade quotidianamente. Se davvero dovessero succedere incidenti ogni volta che oltrepassiamo i limiti di velocità, o posiamo lo sguardo sullo smartphone, o sforiamo da quanto previsto dal codice della strada… probabilmente resterebbero pochi automobilisti illesi.
Quando non accadono infortuni è davvero perché stiamo facendo correttamente prevenzione?
Implementare miglioramenti specifici
Scopriremo che “aumentare ore formazione” o “incrementare la sorveglianza” sono solo due tra le proposte che possiamo implementare in azienda. Ulteriori misure di prevenzione che potrebbero essere introdotte sono:
- inserimento di un sistema di gestione della sicurezza integrato
- proporre un ambiente in cui la comunicazione, il confronto e l’ascolto siano incoraggiati
- dare valore al merito e a chi all’interno dell’azienda possa essere esempio positivo
- determinare regolamenti interni e implementare atteggiamenti e procedure specifiche
- individuare valori prioritari a cui l’intera organizzazione vuole raggiungere, e allineare gli atteggiamenti dei lavoratori
- proporre la cultura della segnalazione
- condividere esperienze, competenze per un arricchimento globale
In sintesi: inserire nella programmazione della produzione un tempo dedicato al benessere dell’organizzazione. Il grado di salute e sicurezza e le scelte che ogni lavoratore deciderà di scegliere saranno la naturale conseguenza.